Vincenzo Pompeo Bava

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Categoria: CRONACA Pagina 1 di 3

Coronavirus in Cina, Oms: “Rischio alto”. E al ministero della Salute c’è task force

L’Organizzazione mondiale corregge la valutazione, la situazione è più grave. Speranza propone summit ministri Ue. C’è  il numero verde 1500 per le informazioni. Dalla Cina: “Il virus non viene da laboratori militari, è all’85% simile a quello della Sars, possibile trasmissione da animali selvatici”. Stop ai viaggi organizzati, è possibile cambiare meta gratis. Il virologo Burioni: “Serve la quarantena”

ROMA – L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha corretto la sua valutazione sulla situazione relativa al coronavirus cinese, elevandolo ad “alto” da “moderato” e ammette che, nei precedenti suoi rapporti, c’è stato un “errore di formulazione”. Nel suo ultimo rapporto, l’organizzazione parla infatti di un “rischio molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale”.

E visto l’allarme si muovono tutti i paesi a livello locale. In Italia il ministero degli Esteri, da oggi invita sul proprio sito i viaggiatori ad evitare di andare nella provincia del Hubei vista la diffusione del coronavirus, ma nel frattempo si passa a riunioni concrete, summit per decidere il da farsi. Questa mattina al via, al Ministero della Salute, una nuova riunione della task-force sul coronavirus per fare il quadro della situazione e degli interventi. Tra i presenti, oltre al ministro Roberto Speranza e alle altre autorità coinvolte, anche Ranieri Guerra, vice direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In queste ore prosegue il coordinamento con tutte le istituzioni internazionali competenti in materia per limitare contagi e raccogliere le informazioni utili a gestire il virus. È stata verificata la piena operatività delle procedure di controllo avviate ieri negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa. Al momento tutti i controlli procedono regolarmente,  mentre il numero gratuito 1500, istituto per dare informazioni e chiarimenti ha ricevuto 400 chiamate in poche ore.

“Tutti i passeggeri dei voli provenienti dalla Cina sono sottoposti a controlli sanitari durante il viaggio e vi è un controllo allo sbarco negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa, in particolare con degli scanner termografici”, ha detto il ministro Speranza, precisando che “ove vi sia un caso sospetto a bordo, viene attivata l’assistenza sanitaria per una eventuale quarantena” e che “vi è un monitoraggio di tutti i passeggeri” nei giorni successivo all’arrivo in Italia. Il ministro ha inoltre ricordato che per gli organismi internazionali l’Italia è stato uno dei paesi che ha attivato “uno degli approcci più protettivi”.

Non solo.  “Sono in contatto costante con la commissaria europea alla Salute e con i colleghi europei in attesa di un prossimo confronto, che ho proposto in un colloquio con il ministro della Salute croato, paese che ha la presidenza di turno”, ha detto il ministro della Salute in Commissione Affari Sociali della Camera. “Serve piena e fattiva collaborazione tra istituzioni internazionali e ministero  con ordini, istituti e regioni, dobbiamo perseverare e intensificare la collaborazione con organizzazioni internazionali, potenziando lo scambio di informazioni a tutti i livelli”, ha concluso proponendo summit ministri della Salute europei.

Burioni: “Ci vuole la quarantena”

“In questo momento per il coronavirus cinese non abbiamo un vaccino, non abbiamo una terapia ma abbiamo una cosa che non è da poco: possiamo fare la diagnosi della malattia. L’unica cosa oggi che può difenderci veramente è la quarantena, non c’è altro modo. Se mi avessero detto qualche mese fa se questa situazione era prevedibile, avrei detto di no e che poteva accadere solo in un film”, ha detto il virologo Roberto Burioni.

Cina: “Non viene da laboratori militari”

E se in Italia come nel resto del mondo ci si attiva per evitare il contagio, dalla Cina arriva una secca smentita sull’origine del coronavirus: “In questi giorni, alcuni media hanno riportato che esiste la possibilità che il nuovo coronavirus presente a Wuhan possa essere fuoriuscito da un laboratorio militare situato nelle vicinanze. Ebbene, si tratta di informazioni tirate fuori dal nulla e completamente false” si legge in una dichiarazione del portavoce dell’ambasciata cinese.  “Il responsabile del Centro Cinese per la Prevenzione delle Patologie ha già detto chiaramente che, in base ai risultati degli studi condotti, il nuovo coronavirus ha una somiglianza superiore all’85% con il virus della Sars, quindi è altamente possibile che la trasmissione sia partita da animali selvatici”.

Gli italiani in Cina

Posticipare tutti i viaggi nella provincia dell’Hubei; evitare il contatto con animali (vivi o morti), in particolare di fattoria e selvatici; evitare uno stretto contatto con persone che mostrano sintomi influenzali; evitare di mangiare carne cruda o poco cotta; lavare spesso le mani con sapone o con soluzioni a base alcolica; rimanere in contatto con l’Ambasciata d’Italia a Pechino o con il proprio Consolato di riferimento. Sono alcune delle raccomandazioni che il ministero degli Esteri rivolge agli italiani che si trovano in Cina.

I consigli

La Farnesina consiglia, prima di tutto, di tenersi regolarmente informati sulla situazione, consultando Viaggiare Sicuri, il sito web dell’Unità di Crisi e il sito dell’OMS. Si suggerisce poi di seguire le precauzioni suggerite dall’OMS: lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi; indossare mascherine nei luoghi pubblici affollati; in caso di raffreddore e tosse, coprirsi naso e bocca utilizzando fazzoletti; arieggiare spesso i luoghi chiusi. L’ambasciata italiana a Pechino, inoltre, ha attivato un numero di emergenza dedicato ai connazionali (0086 139 01032957), da chiamare nei casi di emergenza.

Stop ai viaggi organizzati

“A noi operatori è stato confermato il totale fermo dei viaggi organizzati verso la Cina, dalla Cina ed anche di spostamenti interni alla Cina”, ha detto Ivana Jelinic, presidente nazionale della Fiavet, la Federazione Italiana delle Agenzie di Viaggio e delle Imprese del Turismo. Con rassicurazioni per i viaggiatori. “Coloro i quali avevano programmato un viaggio di piacere in Cina, – spiega – possono chiedere alle agenzie un cambio di destinazione senza costi aggiuntivi.

Medici volontari in Italia

Si è tenuta anche una sessione di formazione per una nuova equipe di medici e personale sanitario che rafforzerà ulteriormente i controlli negli aeroporti e che integrerà lo staff della sala operativa del numero verde 1500 attivo 24 ore su 24. Tra loro presenti anche i mediatori culturali che dialogheranno con i cittadini cinesi che si rivolgeranno al servizio. Per le informazioni generali è attivo e costantemente aggiornato il portale del ministero dellasalute .

E 150 i sono i medici volontari che si sono detti disponibili per aiutare il ministero nelle procedure di sicurezza in aeroporto. “L’Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e odontoiatri ringrazia i colleghi romani per la grande ed immediata disponibilità dimostrata”. Così Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, rispettivamente Presidente e Vice Presidente dell’Omceo capitolino.Chi volesse, per i prossimi giorni dare la propria disponibilità nel caso in cui le esigenze di personale aumentassero, puo scrivere alla  casella di posta elettronica emergenzacoronavirus@ordinemediciroma.it

E mentre al ministero gli esperti studiano la situazione, valutando i dati e le possibili contromisure, dopo la comunità di Roma e Milano anche quella e di Prato non festeggerà il Capodanno cinese in segno di solidarietà verso il popolo cinese colpito dal coronavirus. Niente sfilate tradizionali dunque del drago che erano previste per sabato e domenica.

Morto Kobe Bryant, le lacrime di LeBron James all’aeroporto di Los Angeles

Le autorità locali forniscono dettagli sul tragico incidente sulla collina di Calabasas su cui indaga anche l’Fbi: visibilità molto bassa. Con Kobe e la figlia 13enne hanno perso la vita, tra gli altri John Altobelli, allenatore di baseball all’Orange Coast College con la figlia Alyssa, compagna di squadra di Gianna Maria, e la moglie Keri, e Christina Mauser, assistente allenatrice di pallacanestro della Harbour Day School

LOS ANGELES (Stati Uniti) – La nebbia in particolare, in una giornata scura sui cieli di Los Angeles, potrebbe essere tra le cause principali dell’incidente in elicottero sulla collina di Calabasas, nei pressi della metropoli californiana, che ha causato la morte di Kobe 

Identificate tutte le vittime dell’incidente

Sono state intanto identificate tutte le nove vittime dello schianto in elicottero. Insieme all’ex stella Nba e alla figlia 13enne, che erano attesi alla Mamba Sports Academy di Thousand Oaks per una partita di basket, hanno perso la vita l’esperto pilota di origini armene Ara ZobayanJohn Altobelli, 56enne ex giocatore di baseball ed ora allenatore dell’Orange Coast College con la figlia Alyssa (coetanea e compagna di squadra di Gianna Maria alla Mamba Academy) e la moglie Keri, Christina Mauser, assistente allenatrice di pallacanestro della Harbour Day School, infine Sarah e Payton Chester, mamma e figlia residenti a Orange Country come i

Elicottero volava a 296 km/h al momento dello schianto

Intanto, nel corso di una nuova conferenza stampa nella notte italiana, lo sceriffo della contea di Los Angeles, Alex Villanueva, ha dichiarato che le indagini potrebbero richiedere settimane. “Il sito dell’incidente non è di facile accesso”, le sue parole. Le autorità locali hanno comunque reso noto ulteriori dettagli del tragico schianto. L’elicottero di Bryant ha lasciato Santa Ana nella Contea di Orange, a sud di Los Angeles, poco dopo le 9 del mattino ora locale virando a est dell’Interstate 5, vicino a Glendale. I controllori del traffico aereo hanno notato una scarsa visibilità intorno alla zona. Poco dopo le 9.40 (ora locale) l’elicottero, salito intanto a oltre 609 metri di quota, si è schiantato su una collina alta circa 420 metri, a Calabasas, a circa 30 miglia (48 chilometri) a nord-ovest del centro di Los Angeles, secondo i dati di Flightradar24. Quando ha colpito il suolo, l’elicottero stava volando a circa 160 nodi (296 km/h) e scendendo a una velocità di oltre 1219 metri al minuto.

Sulle cause indaga anche l’FBI

Sulla scena dell’incidente sono giunti anche gli investigatori federali FBI per indagare sulle cause della tragedia, insieme all’autorità federale dell’aviazione e all’ente nazionale per la sicurezza dei trasporti. Tra le altre cose, verranno esaminati la storia del pilota, i registri di manutenzione dell’elicottero, i registri del proprietario e dell’operatore, come ha spiegato il membro del consiglio di amministrazione della NTSB Jennifer Homendy in conferenza stampa. Kurt Deetz, un pilota che faceva volare Bryant sul suo elicottero, ha affermato che l’incidente è stato probabilmente causato dalle condizioni meteorologiche avverse piuttosto che da problemi meccanici. “La probabilità di un guasto del motore gemello su quell’aeromobile? Semplicemente non accade”, ha detto al ‘Los Angeles Times’. Il Consiglio nazionale per la sicurezza dei trasporti, infine, in genere pubblica entro 10 giorni un rapporto preliminare che fornirà un sommario approssimativo di ciò che gli investigatori hanno appreso. Ma un rapporto completo sulla causa dell’incidente può richiedere un anno o più.

Fip: 1 minuto di silenzio su tutti i campi

La tragedia costata la vita a Bryant e altre otto persone ha suscitato nel mondo dolore e tributi non solo tra gli sportivi (Dallas ritirerà la maglia 24): Kobe è stato ricordato, tra l’altro, anche ai Grammys. Il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Giovanni Petrucci, ha disposto un minuto di silenzio su tutti i campi e in ogni categoria nelle gare dell’intera settimana. Lo scrive la Federbasket in una nota. “Un piccolo ma sentito e doveroso gesto – si legge – per onorare la vita e la memoria di Kobe Bryant, campione assoluto che ha sempre avuto nel cuore il nostro Paese. Kobe, scomparso ieri tragicamente in un incidente in elicottero assieme alla figlia Gianna e ad altre sette persone, è stato e sarà per sempre legato all’Italia”.

Morto Kobe Bryant, da ‘Mister 81’ a ‘Black Mamba’: il significato dei suoi soprannomi

Roma, Nuovo Salario, esecuzione in strada, ucciso un uomo di 43 anni

Un uomo di 43 anni, di origine albanese, Gentjan Kasa, è stato ucciso con quattro colpi esplosi da una pistola calibro 7.65 per strada, sabato sera, intorno alle 23: stava rientrando a Rebibbia, dove si trova ristretto in stato di semilibertà. L’agguato, in stile mafioso, è avvenuto in via Gabrio Casati al Nuovo Salario. Sull’omicidio indaga il commissariato Fidene, gli agenti della Scientifica e la squadra mobile.

Il 43enne è stato raggiunto da diversi colpi di pistola al corpo e da uno, mortale, alla testa. A colpire, ipotizzano gli investigatori, una banda di più persone che sarebbe immediatamente fuggita.

Gli investigatori stanno visionando le telecamere di videosorveglianza della zona che potrebbero aver ripreso il momento dell’agguato e gli aggressori prima e dopo l’omicidio. Tra le ipotesi, quella di un regolamento di conti legato allo spaccio di droga.

Kasa aveva infatti precedenti per droga, furti e ricettazione: era stato arrestato dalla polizia per traffico di stupefacenti nel 2011 e poi ancora dalla guardia di Finanza di Roma e Ancona nel 2014.

Coronavirus, rinviato il Capodanno cinese a Roma. La portavoce della comunità: “Basta intolleranza”

“Abbiamo deciso di rinviare la festa per il Capodanno cinese in programma il 2 febbraio di San Giovanni a Roma”. Lo annuncia la portavoce della comunità cinese a Roma Lucia King. “Abbiamo concordato in modo congiunto con tutta la comunità che la festa deve essere rinviata perché c’è gente che sta male e non è il caso di festeggiare – ha aggiunto -. Ci dispiace perché i preparativi duravano da tre mesi, ma in questo momento è la scelta migliore. Comunicheremo in seguito una nuova data”.

E ancora Lucia King: “In Cina stanno soffrendo in questo momento, ieri sera ho lanciato la richiesta di rimandare alle altre associazioni che organizzano e festa ed hanno subito accettato, rimandiamo e probabilmente doneremo i fondi destinati alla festa per l’acquisto di materiale sanitario da inviare in Cina”.

 

Aggiunge: “Quando c’è stato bisogno di aiuto in Italia, come comunità cinese siamo sempre stati presenti, penso agli ultimi terremoti nei quali abbiamo fornito assistenza economica. In questo momento non chiediamo aiuto economico ma vicinanza, comprensione e tolleranza”. Anche perché, ancora Lucia King, “in questi giorni ci sono stati episodi spiacevoli con battute sgradevoli come ‘allontaniamoci che ci sono delle persone cinesi’. E’ un virus che può colpire chiunque non dipende dal posto dove si è nati o da dove si proviene”.

La paura del contagio, che in molti casi si concretizza nell’annullare cene al ristorante cinese, potrebbe infatti essere sfociata in due episodi di razzismo. A Venezia una baby gang di adolescenti ha seguito, insultato e sputato contro una coppia di turisti cinesi. E a Torino una famiglia di cinesi che vive in Italia da decenni, parenti di Lucia King, si è sentita dire: “Allontaniamoci che portano la Sars dalla Cina”. I due turisti di Venezia stavano passeggiando lungo la riva del Canale della Giudecca, quando il gruppo di adolescenti avrebbe cominciato a insultarli per poi sputargli addosso. Le forze dell’ordine finora non hanno ricevuto segnalazioni sulla vicenda che verrà approfondita ma si ipotizza che l’episodio possa essere legato proprio all’epidemia da coronavirus.

“L’umanità deve essere unita per lottare contro questo virus. In questo momento non è il caso di allarmarci in Italia – dice Lucia King – naturalmente è importante prendere le dovute precauzioni. La comunità cinese vive da decenni in Italia. Non esiste nessun pericolo. I ristoranti cinesi acquistano gli ingredienti dagli stessi fornitori di quelli italiani”.

Carmagnola, presa banda di ragazzini: rubavano soldi e cellulari ai coetanei

Sceglievano come vittime loro coetanei, non ancora maggiorenni. Li aspettavano alla stazione di Carmagnola e li minacciavano per farsi consegnare portafoglio o cellulare. I componenti di una baby gang, tre ragazzi tra i 16 e i 17 anni, sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di rapina in concorso. L’ultimo colpo un portafogli e alcuni monili rubati a un quattordicenne. Le indagini proseguono per stabilire la loro responsabilità in altri episodi analoghi. La baby gang è stata smantellata durante i controlli dell’Arma nel fine settimana nell’hinterland torinese

Toro, la rabbia dopo la peggior sconfitta di sempre: il destino di Mazzarri appeso a un filo

Il Toro ai ferri corti. La peggior sconfitta di tutta la storia granata porta in dote una domenica carica di tensioni e di livore. Nella notte, a chiusura di una giornata devastante, Urbano Cairo ha cercato di calmare le acque confermando Walter Mazzarri (“Mi scuso con i tifosi, l’allenatore è confermato e non c’è alcun ultimatum” ha detto in sintesi il presidente che ha poi annunciato il ritiro punitivo della squadra), ma è chiaro che il destino dell’allenatore rimane legato ad un filo sottile. Un filo che collega anche i giocatori protagonisti di una pagina nerissima, una sconfitta che è vergognosa quanto inspiegabile e che ha scatenato la rabbia del popolo granata.

La gente del Toro ha protestato a lungo allo stadio, chiedendo la testa di Mazzarri e la vendita della società da parte di Cairo; poi l’arrabbiatura è proseguita in una lunghissima notte social. Nel mirino dei tifosi c’è anche la squadra, con pochissime eccezioni: il portiere Sirigu, che ieri sera con le sue parate ha evitato di usare ancor più il pallottoliere per fare il computo della disfatta, e il capitano Belotti che di questa squadra sfilacciata rimane l’unico trascinatore. Anche perché, senza le prodezze del Gallo (che a sua volta ha chiesto scusa ai tifosi) e di Sirigu, il Toro sarebbe probabilmente adesso ai margini della zona salvezza.

In questo clima di tutti contro tutti c’è da preparare il quarto di finale di Coppa Italia che si disputa martedì sera a San Siro. Una partita secca che vale tantissimo per tutti: per la squadra che ha tutto da farsi perdonare, e ancor più per l’allenatore che stavolta sente il proprio posto a repentaglio. Proprio come accadde poco più di due anni fa proprio al suo predecessore Mihajlovic, cacciato nottetempo subito dopo l’eliminazione dalla Coppa per mano della Juve. E intanto circola anche il primo nome in pole position per una eventuale sostituzione: si tratta di Moreno Longo, ex allenatore della Primavera granata, che sabato sera era sugli spalti a vedere il crollo di quella che potrebbe diventare la sua squadra.

Coronavirus, a Torino razzismo nei confronti dei cinesi

entre in Cina continua ad aumentare il bilancio delle vittime del coronavirus, anche in Italia si avverte un effetto psicosi collegato al diffondersi della malattia. Lucia Hui King, portavoce della comunità cinese a Roma, ha denunciato un episodio di razzismo subito ieri dalla sorella a Torino: mentre entrava con il marito e la figlia in un locale del centro città, alcuni clienti uscendo avrebbero indirizzato alla famiglia una frase razzista.

“Andiamocene che questi portano la Sars” avrebbe detto il gruppetto. La donna non ha reagito ma, un po’ scossa, ha raccontato il fatto alla sorella poco dopo, che ha deciso di denunciare pubblicamente la vicenda. “Sono episodi sgradevoli, ci auguriamo che tutto questo abbia una fine”, ha spiegato King raccontando la vicenda. La famiglia sostiene di non aver mai subito episodi di razzismo di alcun genere: le due sorelle sono arrivate in Italia quando erano molto piccole e parlano perfettamente italiano.

L’episodio arriva proprio nel mezzo delle celebrazioni per il Capodanno Cinese 2020, che si chiudono oggi a Torino. A Roma sono state annullate, non per effetto dell’allarme sulla malattia ma per rispetto dei connazionali che stanno affrontando gli effetti del coronavirus in patria, spiegano gli organizzatori.

Ospedali a Torino, rivoluzione nella sanità: da domani un numero unico per prenotare

Da domani in tutta Torino sarà possibile prenotare, modificare, cancellare esami e visite attraverso il numero unico 800.000.500. Il programma di estensione del nuovo Cup unico regionale, uno degli strumenti adottati per ridurre le liste d’attesa, procede secondo i tempi stabiliti. Il primo a partire in città, a metà dicembre, è stato il Mauriziano. Il 20 gennaio sono entrate nel data base del sistema di prenotazione anche le prestazioni del San Luigi di Orbassano.
Da domani la terza tappa, la più significativa: si potranno prenotare visite e esami al Maria Vittoria, Martini e Giovanni Bosco, i tre ospedali dell’Asl Città di Torino. Non solo: il servizio si estende a tutti i servizi del territorio cittadino, poliambulatori inclusi.
Nessun allarme dunque se da ieri e fino alle 7 di lunedì mattina chi prova a prenotare ai cup territoriali o attraverso il call cener del vecchio Sovracup (840.705.007) non riuscirà a farlo: proprio per consentire le operazioni di migrazione dei dati, i servizi sono stati sospesi fino al giorno del test del nuovo sistema. Niente prenotazioni, in queste ore, neppure nelle farmacie e i punti rossi.
Fra le opzioni a disposizione dei cittadini, che in questo modo potranno scegliere di eseguire l’esame nell’ospedale o nel presidio che garantisce i tempi più brevi, per il momento non ci sono ancora i centri privati. L’estensione è progressiva e si dovrà attendere l’autunno per avere a disposizione l’intera gamma di opportunità con l’inserimento delle agende dei centri privati accreditati.

Per la parte di servizi pubblici, il servizio si potrà considerare completo per la città di Torino entro fine aprile, quando si aggiungeranno anche i quattro ospedali della Città della Salute: Molinette, Sant’Anna, Regina Margherita e Cto.

Il nuovo Cup è attivo sette giorno su sette, dalle 8 alle 20. Si può chiamare sia da rete fissa sia da cellulare. Si può prenotare anche on line utilizzando una app, cup-piemonte. Durante l’eventuale tempo d’attesa, il sistema consente di essere richiamati da un operatore. Basterà comunicare il proprio numero di telefono per non essere più costretti ad aspettare che l’operatore risponda. I tempi tuttavia saranno molto più rapidi di quelli a cui si è abituati con il vecchio Sovracup che va in pensione.
Quello che non è possibile prenotare con il nuovo Cup regionale sono le visite di follow- up, i controlli previsti dal percorso clinico. Le prenotazioni in questo caso restano affidate all’ospedale o al centro che ha in carico il paziente. Sarà il medico a fare in modo che il paziente esca con la data fissata del prossimo appuntamento.
All’ospedale Mauriziano, racconta Silvia Torrengo, responsabile dei servizi informativi dell’ospedale, dalla partenza de servizio arrivano in media 1200 prenotazioni al giorno: « I cittadini hanno ancora l’abitudine di venire personalmente all’ospedale ma siamo sicuri che con il tempo il nuovo numero sarà sempre più utilizzato » . Ogni criticità viene segnalata: « Il sistema funziona e il monitoraggio è costante. Se ci sono aspetti perfettibili vengono puntualemente registrati».

Torino, la scuola Tommaseo perde la battaglia del panino: “Va ammesso in mensa”

Il Consiglio di Stato riammette il ” baracchino” in mensa a scuola. Nonostante la sentenza della Cassazione che alla vigilia di agosto aveva ridimensionato il diritto delle famiglie a dare ai propri figli il pasto da casa, il Consiglio di Stato continua a dare ragione ai genitori che ricorrono contro gli atti dei presidi che vietano il pasto domestico nei refettori, obbligandoli a tornare a casa o a mangiare in classe. L’ultimo caso riguarda la scuola Tommaseo, nel cuore di Torino. Anche in questo caso il ricorso di nove genitori contro la decisione della dirigente, Lorenza Patriarca, è stato accolto dai giudici di Palazzo Spada a Roma. Un’ordinanza che impone alla scuola di rivedere la propria decisione riconoscendo il diritto al pasto da casa in mensa.

” I giudici hanno dichiarato illegittimo il provvedimento della dirigente scolastica – sottolinea l’avvocato Giorgio Vecchione – condannandola ad assumerne uno nuovo e diverso, rispettoso dei diritti e delle prerogative dei bambini ” . Il Consiglio di Stato ribalta la disposizione del Tar del Piemonte che aveva invece dato ragione alla scuola. ” La Cassazione dice una cosa, il Consiglio di Stato un’altra non si comprende che cosa noi dirigenti dobbiamo fare. Mi sembra una situazione paradossale ” , sottolinea la preside della Tommaseo, Patriarca.
Le famiglie, 33 quelle che vorrebbero dare la schiscetta ai figli, esultano: “È una grossa vittoria che afferma il nostro diritto di scegliere. Peccato aver dovuto ottenerla in tribunale. Speriamo che con questa sentenza scuola e Comune imparino ad essere più aperti verso le esigenze delle famiglie e non si rivolgano solo a interessi lobbistici e corporativi. Ci aspettiamo che il pasto da casa possa essere consumato da subito in tutti i refettori scolastici. La strada per ogni ricorso è spianata”.
La sentenza della Cassazione, alla vigilia di agosto, ha aperto un periodo di scontro tra genitori e scuole al ritorno dei bambini in classe. I presidi, dopo una valutazione delle diverse situazioni, in accordo con il provveditorato e il Comune, hanno deciso di ammettere o il ” doppio canale”, imponendo in molti casi il pagamento delle spese per la pulizia della mensa e per la sorveglianza, oppure hanno deciso di negare la schiscetta, obbligando la famiglia a iscrivere il figlio a mensa o a portarlo a casa in pausa pranzo. ” Scelta illegittima “, hanno sempre sostenuto le famiglie. E sono partiti i ricorsi, in tutta Italia. Quella della Tommaseo per i genitori pro- panino era una battaglia simbolo.

Nonostante l’ordinanza del Consiglio di Stato, la dirigente della Tommaseo non consentirà subito l’accesso dei baracchini in mensa. Lo scontro proseguirà, anche perché per Patriarca ” il Consiglio di Stato accoglie il ricorso, ma chiede a me di rivalutare la situazione. Il mio provvedimento era motivato anche dalla mancanza di spazi nel refettorio della scuola, non è sufficiente ridistribuirli in modo differente, perché mi servirebbe un’area per un tavolo da 25- 30 persone, che non c’è, oppure dovrei trovare altri spazi e lasciare i bambini senza sorveglianza, che non è possibile”. Per ora il divieto rimane. Si vedrà quali soluzioni, con calma, riuscirà a trovare la scuola per rispettare l’ordinanza.

Morto Kobe Bryant, leggenda della Nba. Incidente in elicottero

Aveva 41 anni. Il suo mezzo privato, dove si trovava con altre tre persone più il pilota, è precipitato nella contea di Los Angeles. Tra le vittime, scrive Tmz, ci sarebbe anche la figlia tredicenne Gianna Maria

WASHINGTON – La star della Nba Kobe Bryant è morto a 41 anni in un incidente di elicottero in California, nella località di Calabasas. nella contea di Los Angeles. Bryant era a bordo del suo elicottero privato con almeno altre tre persone, oltre al pilota. Tutti i passeggeri sono morti. Il velivolo ha preso fuoco una volta precipitato e inutili sono stati i soccorsi. La moglie Vanessa non sarebbe tra le vittime, mentre secondo Tmz anche Gianna Maria, la figlia 13enne sarebbe tra le vittime. Bryant aveva altre tre figlie: Natalia, Bianca e la piccola Capri, nata a giugno.

Kobe Bryant, uno dei più grandi di sempre

Kobe Bryant è sempre stato famoso per i suoi spostamenti in elicottero e quando giocava per i Lakers usava il suo Sikorsky S-76 per trasferirsi dalla sua villa di Newport Beach fino allo Staples Center di Los Angeles. Dopo il suo ritiro, i Lakers avevano ritirato entrambe le maglie usate da Kobe Bryant, la 8 e ala 24, un onore mai riservato ad altri giocatori della franchigia californiana.

Poche ore prima della tragedia, Bryant si era congratulato con LeBron James che a Philadelphia lo aveva superato nella classifica dei migliori realizzatori di tutti i tempi della storia issandosi al terzo posto assoluto della Nba. “Grande rispetto per mio fratello King James”, aveva twittato Kobe.

QUEL GIORNO INSIEME A TOTTI

La carriera

Kobe Bryant è considerato uno dei più grandi giocatori NBA di tutti i tempi. Ha partecipato a 18 All-Star Game, durante i suoi 20 anni di carriera con i Lakers. E’ stata la 18esima scelta del primo turno nel Draft del 1996. Ha vinto 5 campionati NBA, 2 MVP finali NBA ed è stato l’MVP della Regular Season del 2008. E’ stato incluso in 15 All-Star Team, in 12 squadre All-Defensive Team e ha guidato il campionato NBA per numero di punti segnati, per due stagioni. E’ il quarto marcatore di sempre nella storia NBA.

Figlio d’arte, Kobe, prima di impressionare tutto il mondo, era cresciuto cestisticamente in Italia. Dai 6 ai 13 anni, seguendo il padre, Joe Bryant, nei suoi trasferimenti e impara subito la nostra lingua. Tra il 1984 e il 1991, gli appassionati della palla a spicchi di Rieti e Reggio Calabria, ma anche di Pistoia e Reggio Emilia hanno avuto modo di vedere seduto sulle tribune il piccolo Kobe. Ha stoffa da vendere. E lo si capisce ben presto: al rientro negli Usa, frequenta la high school e conquista il titolo statale con la Lower Merion High School, vicino a Philadelfia, la sua città natale. Da giovanissimo, ancora, neanche 18enne, muove i primi passi in Nba. La scelta è degli Charlotte Hornets col numero 13 assoluto, ma Bryant viene girato ai Los Angeles Lakers. Una franchigia che non lascerà mai, dopo vent’anni di carriera, tra il 1996 e il 2016. Nella sua carriera anche la vittoria di una statuetta agli Oscar per ‘Dear Basketball’, miglior cortometraggio d’animazione, due anni fa, sulla sua lettera strappalacrime con cui aveva annunciato il ritiro al basket.

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