Vincenzo Pompeo Bava

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Categoria: CRONACA Pagina 2 di 3

Cina, virus misterioso: “Confermata la trasmissione da uomo a uomo”. Oms convoca riunione d’emergenza

A sostenerlo un team di esperti della National Health Commission cinese. Rezza: “Contagio limitato ma al momento non possiamo escludere la possibilità che arrivi pure in Europa o Italia”. Il ministero: “Rimandare viaggi a Wuhan non necessari”

di VALERIA PINI

ALLA fine la notizia tanto attesa è arrivata: il coronavirus cinese che ha già colpito, secondo alcune stime, 1.700 persone, uccidendone tre, si può trasmettere anche da uomo a uomo. Un team di esperti della National Health Commission cinese ha confermato che il nuovo ‘misterioso’ coronavirus, che provoca una malattia simile alla polmonite, si trasmette da persona a persona. Nel sud del Paese si sarebbero dunque verificati due casi di trasmissione uomo-uomo del coronavirus, in particolare nella provincia del Guangdong, ha fatto sapere il capo del panel di studiosi, Zhong Nanshan.

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha convocato il Comitato di emergenza in merito al nuovo coronavirus (2019-nCoV) diffusosi in Cina. Il comitato si riunirà il 22 gennaio a Ginevra per accertare se il focolaio di casi “rappresenti – afferma l’Oms in una nota – un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale e quali raccomandazioni dovrebbero essere fatte per fronteggiarla”.

“Trasmissione ancora limitata”

“Sicuramente è un dato che cambia lo scenario e occorre vigilare su chi viene dalle zone colpite. Se presentasse i sintomi della polmonite andrebbe isolato in ospedale. Ma la trasmissione appare ancora limitata, tanto che l’Oms al momento non ha ancora deciso restrizioni – commenta il capo del dipartimento di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, Gianni Rezza – Un conto sono 40 casi, un conto oltre mille è chiaro che a questo punto la trasmissione umana è abbastanza evidente, come peraltro capita con i coronavirus. Ma è un contagio limitato, solo con contatti stretti, non per vie aeree: non è come l’influenza per capirci. Se è così, come credo, la situazione può essere tenuta sotto controllo. I casi trovati fuori da Wuhan, dove c’è il mercato del pesce ritenuto il cuore del focolaio, sono pochi”. Per di più, rispetto al drammatico precedente della Sars, aggiunge Rezza, “i sintomi di queste polmoniti non sembrano gravi. Ma è ancora una fase in cui c’è da capire bene, al momento la trasmissione è bassa”.

Evitare viaggi se non necessari

Il primo focolaio di quest’infezione è stato individuato nella città di Wuhan, ma la patologia, che si presenta con sintomi come febbre e problemi respiratori, è arrivata anche in Corea del Sud, in Thailandia e Giappone. Proprio in Thailandia un turista britannico, Ash Shorley, 32 anni, potrebbe essere il primo occidentale a essere stato infettato. Ora si trova in condizioni critiche in un ospedale di Phuket. Mentre per ora Europa e Italia sembrerebbero ancora sicure. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio di diffusione nei paesi europei è estremamente limitto. Ma il ministero della Salute, nelle locandine del ministero della Salute affisse nell’aeroporto di Roma Fiumicino, invita alla prudenza. E consiglia di “rimandare viaggi a Wuhan non necessari”. E di consultare il medico e vaccinarsi contro l’influenza “almeno due settimane prima del viaggio”.

Una situazione di incertezza che però non preoccupa ancora gli esperti in Italia. Dopo la notizia del contagio da uomo a uomo “nessuno può escludere che il virus arrivi in Europa, e anche in Italia – dice ancora Rezza – ma al momento non ci sono indicazioni particolari dall’Oms. Ci sono le normali misure di sicurezza, c’è ancora da capire bene la portata del fenomeno, vedere come evolve e poi eventualmente adottare misure più restrittive, come fu per l’epidemia di Sars”.

In 16 anni anni 5 virus diventati capaci di colpire uomo

Intanto emerge che sono cinque, in 16 anni, i virus che hanno fatto il ‘salto di specie’, ossia che dagli animali che li ospitavano sono diventati capaci di trasmettersi da uomo a uomo. Di questi tre appartengono alla famiglia dei coronavirus, la stessa cui appartiene il virus 2019-nCoV che ha cominciato a diffondersi dalla città cinese di Whuan. “Tre coronavirus in meno di 20 anni un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell’ecosistema: se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi”.

“La Repubblica si batterà semp

arrestato figlio del regista Genovese. Sconcerto e dolore anche in Umbria

La zona in cui sono morte le due sedicenni
La zona in cui sono morte le due sedicenni

Todi (Perugia), 26 dicembre 2019 – Coinvolge l’Umbria la vicenda delle due sedicenni morte a Roma, investite da un’auto con alla guida Pietro Genovese, 20 anni, figlio del regista Paolo Genovese. Sono scattati, disposti dal gip, gli arresti domiciliari per il ragazzo che in un primo tempo aveva avuto dal pubblico ministero un nullaosta per trascorrere il Natale nella residenza umbra della famiglia. Pietro Genovese è stato comunque raggiunto dalla misura cautelare dei domiciliari mentre era ancora a Roma, con il padre Paolo, nella casa capitolina.

Paolo Genovese, che ha ambientato a Todi il film “Una famiglia perfetta”, proprio qui ha una casa e le sue origini. Da Todi proviene una parte della sua famiglia. Il regista non ha mai rescisso i legami con l’Umbria nonostante abiti a Roma, anzi. Molto spesso, come ha raccontato più volte, trascorre i weekend nella casa di famiglia. La morte delle due sedicenni, Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, avvenuta nella notte tra sabato 21 e domenica 22 dicembre, ha lasciato sotto choc Roma.

La misura cautelare è scattata per il superamento dei limiti di velocità da parte del giovane e per lo stato di ebrezza alcolica che è stato accertato dopo gli esami di rito.

Roma, tragedia a Ponte Milvio: due ragazze di 16 anni investite e uccise da un’auto: l’investitore positivo ad alcol e droga

Si chiamavano Gaia e Camilla. Alla guida della vettura il figlio ventenne del regista Paolo Genovese, che si è fermato a prestare soccorso. E’ indagato per duplice omicidio stradale. Sequestrato il cellulare. La madre di una delle vittime: “Doveva uccidere me”. Il regista nel pomeriggio: “Dolore insopportabile per loro e i genitori”. La testimonianza di un giovane: “Prima frenata, poi sbalzate in aria”

di FLAMINIA SAVELLI

ROMA – Stavano attraversando la strada, quando una macchina le ha travolte e uccise. Sono morte cosi Camilla Romagnoli Gaia Von Freymann, due ragazze di appena 16 anni. Il dramma si è consumato ieri notte poco dopo l’una, in pochissimi secondi a Ponte Milvio, lungo corso Francia, tra via Flaminia Vecchia e la rampa di accesso all’Olimpica. Le ragazze sono morte sul colpo: inutili i soccorsi, i medici del 118 infatti non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

Roma, tragedia a Ponte Milvio: due ragazze di 16 anni investite e uccise da un'auto: l'investitore positivo ad alcol e droga

Camilla Romagnoli

Sul caso indagano ora i vigili urbani del gruppo Parioli. Secondo una prima ricostruzione, le giovani stavano attraversando, per raggiungere un gruppo di amici dall’altra parte della strada quando una Renault le ha investite. I periti e i tecnici della polizia Locale dovranno ora stabilire a che velocità stava viaggiando Pietro Genovese, 20 anni, figlio del regista Paolo, alla guida dell’auto, che sarebbe risultato positivo agli esami alcolemici e tossicologici. Lo si apprende da fonti della polizia locale. A quanto riferito solo ulteriori esami, i cui esiti arriveranno nei prossimi giorni, potranno stabilire i parametri ed il livello di sostanze rinvenute.

Roma, tragedia a Ponte Milvio: due ragazze di 16 anni investite e uccise da un'auto: l'investitore positivo ad alcol e droga

L’auto che ha travolto le due ragazze

Il giovane, che si è fermato a prestare soccorso è stato già indagato per duplice omicidio stradale. Sequestrata l’auto e il cellulare. Verranno effettuati accertamenti per stabilire se al momento dell’impatto, il ragazzo stesse utilizzando il telefono. La polizia locale sta ascoltando in queste ore diversi testimoni per cercare di ricostruire con esattezza la dinamica dell’investimento. Al vaglio anche le immagini delle telecamere di zona. Nel pomeriggio arriva anche una dicharazione del regista Paolo Genovese alle agenzie di stampa: “Il dolore per Gaia e Camilla e per i loro genitori è insopportabile. Siamo una famiglia distrutta è una tragedia immensa che ci porteremo dentro per sempre”.

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Fiori sul luogo dell’impatto

“Avevamo fatto tanti progetti con Camilla. Non è giusto. Non doveva andare così”. A dirlo la mamma di Camilla Romagnoli a chi ha avuto modo di incontrarla dopo l’incidente. Ad andare sul posto nella notte anche il papà e la sorella di Camilla come anche i genitori di Gaia, che era figlia unica. “E’ stato il papà, costretto su una sedia a rotelle per un incidente stradale, a riconoscere la figlia”, racconta un amico di Gaia.

La testimonianza di un ragazzo

“Ho assistito all’incidente. E’ una scena che non dimenticherò mai”. A dirlo un ragazzo che è ritornato sul luogo in cui la scorsa notte sono state investite le due ragazze di 16 anni. “Erano al centro della strada, Gaia si è girata verso Camilla e poi è arrivata quella macchina – ricorda – c’è stata la frenata fortissima e l’impatto che le ha sbalzate; l’auto è andata avanti. Poi sono arrivate altre macchine, penso che almeno tre le abbiano colpite”. Al momento sembrerebbe tuttavia che ci sia il coinvolgimento di un unico veicolo, guidato dal ventenne Pietro Genovese.

“Le ho viste pochi minuti prima dell’incidente. Ci siamo incontrati a ponte Milvio. Erano felici come si sta al primo giorno di vacanza”. A raccontarlo un altro amico delle due ragazze. “Erano con degli altri amici ieri sera – ricorda il ragazzo, con le lacrime agli occhi mentre cammina sotto casa di Gaia – era la mia migliore amica, una ragazza splendida, sorridente e sempre pronta ad aiutare gli altri. Camilla era più timida. Si volevano molto bene”.(

La disperazione dei genitori delle vittime

“Doveva investire me. Non è giusto”,  avrebbe ripetuto tra le lacrime la mamma di una delle ragazze, arrivando sul luogo dell’incidente. A riferire queste parole un testimone che aggiunge: “I genitori erano sconvolti”. Intanto mazzi di fiori sono stati lasciati su corso Francia, nel punto in cui nella notte sono state investite Camilla e Gaia.  Diverse rose, di colore rosa, sono state adagiate sotto il cavalcavia di via Flaminia Vecchia. Già questa notte poco dopo l’incidente, gli amici delle vittime si erano ritrovate sul luogo dell’incidente.
“Gaia e Camilla erano delle mie compagne di classe. Frequentiamo il liceo classico De Santis. Quando stamattina ho saputo mi sono precipitato qui. E’ una tragedia enorme”. A parlare un amico delle due ragazze. “Ieri – ha aggiunto – era la prima serata di vacanza vera. Gaia faceva sport, giocava a pallavolo, erano due bravissime ragazze, erano molto amiche. Ieri tornavano a casa dopo aver passato la serata in giro. Qui a corso Francia corrono tutti e spesso passano col semaforo rosso”.

Roma, sul luogo dell’incidente di Gaia e Camilla. Un compagno di scuola: “Siamo sconvolti”

“Poco dopo la mezzanotte abbiamo sentito un grande frastuono e come me sono usciti anche alcuni clienti dal locale. Pensavamo ad un tamponamento, poi abbiamo visto le due ragazze per terra. La polizia è arrivata dopo pochi minuti, poi è sopraggiunta l’ambulanza ma non c’è stato nulla da fare. Anche un paramedico con lo scooter che passava per caso si è fermato per dare una mano. Sulle dinamiche non possiamo dire nulla, non ho visto. Quella è una strada larga, dritta, dove di notte tutti corrono e che per questo può diventare pericolosa. Bisognerebbe fare qualcosa per obbligare la gente a mantenere una velocità adeguata” racconta Alessio Ottaviano manager del ristorante T-Bone Station a ridosso di corso Francia.

“I corpi delle due ragazze erano distanti qualche metro tra loro e lontani dalle strisce”. A raccontarlo un residente di Corso Francia che stanotte è arrivato sul luogo dell’investimento in cui sono morte le due sedicenni. “Dalle prime informazioni erano dirette verso Collina Fleming – aggiunge – probabilmente volevano scavalcare il guardrail”.

“Profondo dolore per la tragica morte di due ragazze, investite questa notte a Corso Francia. Roma si stringe alle famiglie colpite da questa tragedia. È
inaccettabile morire così. Aspettiamo che si faccia chiarezza ma guidare in modo responsabile è un dovere”. Così su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi

Il dolore dei compagni di scuola

La morte delle due ragazze ha lasciato sgomenta la comunità del liceo classico Gaetano De Sanctis. Su Facebook la preside scrive: “Questa notte Camilla e Gaia del 3 CL della sede di Via Serra sono morte in un assurdo incidente. Si tratta di uno tragico shock per le famiglie e per tutta la comunità del De Sanctis. La preside, il Consiglio di Istituto, i professori, il personale Ata e tutti gli studenti abbracciano, addolorati e attoniti, le famiglie delle due ragazze. Siamo vicini con tutto il nostro affetto anche agli amici e ai compagni di Gaia e Camilla. Non ci sono parole per spiegare quello che stiamo vivendo. Rimangono solo il nostro silenzio e il nostro pianto disperato”.

Giovane morto in via Marco Polo
E c’è un’altra vittima della strada: si tratta di un 24enne che all’alba di questa mattina viaggiava a bordo di un motorino quando in via Marco Polo è stato travolto da una macchina. Il conducente, un uomo di 79 anni, si è fermato e ha chiamato i soccorsi ma per il giovane non c’è stato nulla da fare: arrivato in codice rosso al pronto soccorso del Sant’Eugenio è morto poco dopo. I vigili urbani di zona stanno ora indagando per ricostruire la dinamica dell’incidente: hanno già disposto il sequestro della macchina, una Ford Fusion, e del motorino. L’automobilista, già indagato per omicidio stradale, è stato sottoposto ai test di alcol e droga.

Sono stati 612 i pedoni morti sulle strade italiane nel 2018, circa due al giorno, con un incremento del 2% rispetto al 2017 e del 7,4% rispetto al 2016. E’ il dato dell’Osservatorio Asaps, l’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale secondo cui, lo scorso anno, i feriti sono stati 20.700: 9.465 uomini e 11.235 donne. La categoria più colpita, quella degli ultra 65enni con 364 vittime mentre la città che ha registrato il maggior numero di decessi è risultata Roma con 59, dieci in più rispetto ai 49 del 2017.

Indagato Salvini: “Voli di Stato a fini privati”

La procura di Roma ha già trasmesso gli atti al Tribunale dei Ministri. Da verificare se i viaggi istituzionali dell’ex ministro coincidevano con appuntamenti elettorali. Salvini ribatte: “Ho volato solo per lavoro”

di MARIA ELENA VINCENZI

ono 35 i viaggi sospetti per i quali l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini è indagato. Il reato che gli viene contestato dai pm romani è abuso d’ufficio. Quelle trasferte erano già finite nel mirino della Corte dei Conti che, pur archiviandolo perché non c’era danno erariale, le aveva considerate illegittime e per questo aveva trasmesso alla procura di Roma. Ora da piazzale Clodio le carte sono state mandate al tribunale dei Ministri.

in cui prende un cioccolatino da un contenitore in un bar”.
Poi segue una risposta più precisa: “Leggo che sono inquisito. Ma tutti i miei voli di Stato erano per motivi di Stato, da ministro del’Interno, per inaugurare caserme. Mai fatto voli di Stato per andare in vacanza, quello lo fanno altri”. “Non vedo l’ora di andare nei tribunali a difendermi. Sono accusato di tutto, querele, abuso di ufficio, sequestro di persona: l’unica cosa che mi dispiace è che si spendano migliaia e migliaia di euro per indagare su Matteo Salvini e ci sono tanti ‘ndranghetisti in giro per strada

Quella sera in piazza Fontana: Nel 50esimo anniversario della strage

Nel 50esimo anniversario della strage di Piazza Fontana pubblichiamo un articolo scritto da Giorgio Bocca sulle pagine di Repubblica l’11 dicembre del 2009, per ricordare le vittime della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano 40 anni dopo la bomba che ha cambiato la storia d’Italia.

Della sera del 12 dicembre 1969, la sera della bomba nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, ricordo la nebbia fitta, la caligine da Malebolge. Allora abitavo in via Bagutta, a quattro passi dalla piazza. Ma il mio studio stava nell’interno e non avevo sentito il fragore dell’esplosione. Mi chiamò al telefono Italo Pietra, il direttore del Giorno: “Vai in piazza Fontana, è scoppiata una bomba in una banca. Vai a vedere poi vieni a scrivere al giornale”. C’erano già i cordoni della polizia attorno alla banca, impossibile entrare, ma bastava guardare alla luce dei fari la ressa di autoambulanze, di autopompe per capire che c’era stata una strage, udire le urla dei soccorritori che uscivano con i morti e i feriti sulle barelle. A forza di giocare con il fuoco degli opposti estremismi eravamo entrati in una guerra vera, e già in quella sanguinosa confusione si poteva capire che nel gioco era entrato qualcuno di superiore alle nostre politiche inimicizie. Un potere feroce come una lama rovente squarciava il nostro grigio Stato democristiano, la nostra burocrazia furba e sorniona e li metteva di fronte al fatto compiuto aprendo la tetra stagione che sarà ricordata come “gli anni di piombo”, gli anni del terrorismo.

Anche senza entrare nella banca devastata dalla bomba, non ci voleva molto a capire che quella sera qualcosa era cambiato nella nostra vita, Pietra mi aspettava nel suo ufficio. “Secondo te – mi chiese – chi le ha messe queste bombe?”. A bruciapelo risposi: “I servizi segreti impegnati nella guerra fredda, non la polizia dei poveracci che vanno a farsi pestare in piazza dagli scioperanti”. “Tu dici?”, fece Pietra che conosceva l’ arte dell’ understatement, e aggiunse: “Mi ha telefonato il prefetto, secondo lui sono stati gli anarchici”. Era cominciata l’umiliante operazione di copertura dei veri mandanti dell’eccidio, la serie delle indagini manovrate, dei depistaggi, dall’arresto di Valpreda, denunciato da un tassista, alla morte di Pinelli, precipitato da una finestra della questura. Pietra era amico di Enrico Mattei, conosceva il gioco dei grandi poteri, i pesanti condizionamenti del potere imperiale, lui poteva intuire la parte che il nostro governo si era subito assunta per coprire i mandanti, le cortine fumogene, le omissioni, i silenzi che avrebbero reso vane le indagini e i processi. Io la lezione degli arcana imperii dovevo ancora capirla, e come molti fui colpito dalla strage come da una rivelazione: era finita la breve pace sociale della Prima Repubblica, finita l’unione patriottica degli anni della Resistenza. Eravamo una provincia dell’impero, subalterna alle grandi potenze. Veniva meno la fiducia ingenua ma reale nelle “autorità”, l’ingenua certezza che un prefetto, un questore, un procuratore generale non potevano mentire ai cittadini, non potevano stare al gioco degli interessi esterni.

La strage di piazza Fontana fu davvero una tragica rivelazione, un annuncio che lasciava sbigottiti i trecentomila milanesi accorsi ai funerali delle vittime, e il cardinale arcivescovo di Milano Colombo, che chiedeva in Duomo ai rappresentanti del governo di assumersi le loro responsabilità. E fu l’inizio degli anni di piombo. Per alcuni la decisione sbagliata ma irrinunciabile della guerra civile, del ricorso alle armi. Per altri l’impegno a mantenere comunque la democrazia, lo stato di diritto anche a costo di stare in prima fila esposto ai fanatismi e alle feroci semplificazioni. Risale a quei giorni la presa di coscienza della grande crisi contemporanea, dell’impossibilità di ridurre la storia a scienza esatta, a matematica. Ci rendemmo conto che la storia è una corrente inarrestabile di cose, di idee, di eventi, qualcosa che ti sovrasta e ti trascina. Cosa c’era nella tumultuosa corrente sociale dei primi anni Settanta? Di certo la coda della grande utopia comunista, l’ultimo picco delle occupazioni operaie delle fabbriche, l’ultima illusione sulla missione salvifica della classe operaia, classe generale capace di assumersi i doveri e i sacrifici necessari a una crescita sociale universale. Anche la fine dell’utopia socialista, delle richieste dell’impossibile: più salari e meno lavoro, più soldi e meno disciplina, più capitale e meno sfruttamento. E nessuno di noi testimoni saprebbe spiegare oggi perché quel terremoto sociale avvenne allora e non prima e non dopo, perché ogni giorno si tenevano assemblee studentesche e operaie. Di certo c’ è solo che quella febbre c’ era, e cresceva irresistibile, si formavano movimenti di opinione e di azione, come Autonomia Operaia, movimenti studenteschi, e i primi gruppi di lotta armata, senza nessuna reale possibilità di successo ma irresistibili.

L’unica spiegazione non spiegazione, l’unica irragionevole ragione di quella confusa temperie, me l’ha data il brigatista rosso Enrico Fenzi, quando lo incontrai nel carcere di Alessandria: “Perché abbiamo scelto la lotta armata? Perché io, perché noi eravamo quella scelta. C’è qualcuno che sa spiegare quello che si è e perché lo si è? Eravamo lotta armata perché per noi non era una forma della politica, ma la politica”. Qualcosa di simile mi ha poi detto un altro brigatista, Bonisoli: “Siamo entrati nel grande mutamento con una cultura vecchia, la vecchia cultura rivoluzionaria, e a chi ci rimproverava per l’uccisione di un riformista dicevamo: ma non ci avete sempre detto che i nemici della rivoluzione, i traditori della classe operaia, vanno eliminati”. Ma c’era un’utopia anche nella repressione imperialista, che produceva le stragi come quella di piazza Fontana: c’era l’utopia che fosse possibile, con la forza e con la violenza, rovesciare il corso della storia, o anche, più modestamente, “spostare a destra il governo della repubblica italiana”. Anche nell’estrema destra non ci si rendeva conto che a chiudere la stagione rivoluzionaria era stato il mutamento del modo di produrre, le trasferte automatizzate, la perdita del controllo operaio della produzione, l’avvento dei computer e di un mercato unico che consentiva di spostare la produzione nei luoghi dove l’opposizione operaia era debole o inesistente.

La globalizzazione ha appiccato il fuoco, l’Ue l’alimenta

OMA – Ricordando quando Renzi appena insediato a Palazzo Chigi diceva “adesso andiamo in Europa e batteremo i pugni sul tavolo”, oggi Gentiloni afferma: “Quel che fa male all’Italia è uno strano mix tra la retorica dei pugni sul tavolo ad uso dei media e poi magari in Europa nessuno ti si fila”.

Non fa in effetti una piega, se non fosse che i pugni sul tavolo né Renzi né Padoan li hanno mai battuti, ma Bruxelles non ha cambiato una virgola di quelle regole che hanno “strozzato” in culla la ripresa dell’economia e non hanno bonificato quella giungla di leggi e regolamenti che ogni paese membro si è dato autonomamente, a dispetto della più elementare armonizzazione che qualsiasi unione dovrebbe avere come postulato costitutivo.

Perché “er moviola” Gentiloni non va a Chieri, davanti ai cancelli della Embraco, a spiegare che quel soprannome “non è una caratteristica fisica, ma un disegno politico costruito declinando parole chiave come serenità, umiltà, stabilità”? O ad Atessa a dire ai dipendenti della Honeywell che stiamo lavorando perché altri paesi della Ue non convincano le multinazionali a lasciare l’Italia, facendo loro ponti d’oro fiscali, contributivi, finanziari? Sarebbe interessante sapere che ne pensano quei lavoratori della politica dei “piccoli passi” del nostro governo.

Contro quella politica, al di là delle strumentalizzazioni elettorali, sparano a pallettoni da destra e da sinistra. Stefano Fassina, esponente di LeU, spiega che “su Embraco o la Honeywell, il Ministro Calenda fa finta di non comprendere che il problema è il mercato unico europeo, non la globalizzazione o l’uso improprio degli aiuti di Stato. Il mercato unico europeo senza standard sociali e fiscali determina fisiologicamente delocalizzazione, dumping sociale e svalutazione del lavoro. Quello che accade non è conseguenza di imprese cattive. È l’effetto programmato dell’impalcatura liberista della UE, contro cui vanno introdotte anche a livello nazionale misure commerciali protettive del lavoro verso i Paesi UE a fiscalità e welfare minimo”.

“Che adesso il ministro delle Attività produttive si accorga che c’è concorrenza sleale all’interno dell’Unione – afferma dall’altra sponda il segretario della Lega, Matteo Salvini – che ci siano paesi che pagano meno i lavoratori, che ci siano paesi che hanno una tassazione più bassa e che le multinazionali chiudano in Italia per aprire in Slovacchia, Polonia, Romania e Bulgaria e che quindi occorra rivedere i trattati perché così come sono l’Europa non funziona”, è cosa buona e giusta che giunge purtroppo in ritardo di anni.

Anche un attento osservatore, non certo rivoluzionario, come Federico Rampini, riconosce che “le regole del gioco di questa globalizzazione, così come del mercato unico europeo, sono state scritte dalle multinazionali a loro uso e consumo. I loro diktat li conosciamo: o mi riduci le tasse o chiudo, licenzio, investo altrove; o mi dai fondi pubblici o li ottengo da altri governi. Poi magari, dopo aver incassato le agevolazioni, la multinazionale chiude e se va comunque perché in un paese vicino (per esempio, la Slovacchia) trova salari più bassi e incentivi pubblici più generosi”.

E dire che come sarebbero andate a finire le cose lo si sapeva da quindici anni almeno. C’è anche chi l’aveva previsto e scritto a chiare lettere, come Giulio Tremonti, che già nel 2008 scriveva: “Tutto è cominciato 14 anni fa con l’accordo dell’Word Trade Organization, il pantheon del nuovo rito commerciale mondiale. Mai nella storia dell’umanità un processo politico della portata di quello attivato con il WTO, l’apertura del mondo al mercato, è stato avviato con tanta superficiale precipitazione”.

Ed è proprio nella culla del WTO che il ‘fantasma della povertà’ è nato e ha cominciato la sua marcia. In un libro dallo stesso titolo scritto nel 1995 da vari autori, tra cui Tremonti, si prevedeva che le direttrici del movimento commerciale mondiale faranno sì che l’Occidente esporterà ricchezza e importerà povertà; che i salari occidentali entreranno in concorrenza con quelli orientali, senza bisogno che gli operai si spostino perché a muoversi saranno i capitali occidentali; che gli operai occidentali saranno stretti nella morsa tra i salari orientali e i costi dello standard di vita materiale e sociale dell’Occidente.

Ora il “fantasma” sta davvero arrivando da noi e fa paura nelle periferie e nelle famiglie, nelle campagne e nelle fabbriche. Senza che nessuno muova concretamente un dito (il fondo di aggiustamento di Calenda è poco più di un palliativo).

Vanno dunque riscritte le regole del gioco. Ma per ingaggiare una battaglia di questa portata, dalle prossime urne dovrebbe uscire un governo dotato non solo dei poteri operativi, che qualcuno mette in dubbio, ma soprattutto di un consenso politico ampio e condiviso.

Dall’altra parte infatti dell’eventuale tavolo negoziale siederanno i rappresentanti di quei poteri e di quegli interessi – quelli sì veramente forti – che hanno imposto il fiscal compact, l’austerity, i tagli selvaggi dei bilanci, senza correggere le più stridenti divergenze fiscali, previdenziali, retributive, sociali tra i paesi membri su cui quegli stessi poteri speculano spregiudicatamente.

A rappresentarli d’altronde al più alto livello è quel Jean-Claude Juncker che oggi ci ammonisce sulla necessaria concordanza del prossimo governo con le istituzioni europee, altrimenti i mercati potrebbero castigarci. Proprio lui che in 18 anni da premier ha trasformato il Granducato del Lussemburgo nella riserva indiana della frode fiscale, consumata ai danni dei ‘fratelli’ europei, garantendo sedi legali esentasse alle multinazionali e conti sicuri agli evasori. E l’Italia è ora minacciata da personaggi come questo – che ha peraltro contribuito a nominare – pronto a scatenare i mercati se non faremo “i bravi”. Abbiamo veramente toccato il fondo dell’autolesionismo!

‘Discover Italy’, nuovo portale di promozione turistica

ROMA – Nasce ‘Discover Italy’, la nuova piattaforma editoriale lanciata da Alitalia in collaborazione con Touring Club Italiano e Gambero Rosso con l’obiettivo di incrementare il turismo in Italia grazie a idee di viaggio e itinerari tematici. Il portale di Alitalia vuole offrire contenuti originali e di qualità, offrendo al visitatore un racconto emozionale delle tipicità e delle unicità delle diverse località turistiche italiane.

Il sito, si legge in una nota, è stato presentato nella storica sede milanese del Touring Club Italiano, dal chief commercial officier and revenue management di Alitalia, Fabio Maria Lazzerini, dal presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi, e dal presidente di Gambero Rosso, Paolo Cuccia. La piattaforma è stata realizzata da Shado, la media company di H-Farm, punto di riferimento per l’innovazione e prima realtà in Italia in grado di supportare la creazione di nuovi modelli d’impresa e la trasformazione e l’educazione dei giovani e delle aziende italiane in un’ottica digitale.

La piattaforma digitale multilingue e multicanale, con proposte personalizzate per diverse tipologie di viaggiatore, offre una selezione di destinazioni del nostro Paese: i diversi itinerari tematici con cui viene narrata ogni località spaziano dall’enogastronomia, all’architettura; dal cinema, alle feste popolari; dal lifestyle, allo sport.

«L’Italia è uno dei Paesi in Europa più ricchi di biodiversità, di distintività territoriale, di qualità di beni gastronomici, di attrattività paesaggistica, di patrimonio culturale. È un Paese unico al mondo e merita di essere conosciuto, promosso e valorizzato – ha affermato Franco Iseppi, presidente del Touring Club Italiano – La preziosa collaborazione con partner che sono autorevoli attori del sistema Italia ci assicura il raggiungimento del nostro obiettivo»

«Gli ultimi dati del settore turistico – dichiara Paolo Cuccia, presidente di Gambero Rosso – confermano l’attenzione e l’interesse crescente per l’enogastronomia made in Italy e come questa sia diventata una spinta motivazionale per l’incoming nel nostro Paese, rivestendo la stessa importanza della storia, della cultura e dei beni archeologici che ogni anno richiamano milioni di turisti. L’Italia è incomparabile per la straordinaria presenza di eccellenze legate ai territori, unici nei loro paesaggi e nella loro biodiversità».

Cipe: soldi a cultura, imprese e infrastrutture

ROMA – Dal Cipe arrivano 4,3 miliardi, a una manciata di giorni dalle urne: 740 milioni di euro per i centri storici e il turismo, un miliardo per il contrasto alle delocalizzazioni e i contratti di sviluppo, un miliardo e passa per le infrastrutture. Una pioggia di fondi sul “sistema Italia” deliberata ieri nella riunione Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) presieduto dal capo del governo Paolo Gentiloni nell’ultima riunione prima delle elezioni.

La riunione era programmata per il 22 febbraio ma è slittata al 28, con un tempismo che potrà ingenerare qualche sospetto e polemica che lo stesso ministro Carlo Calenda alimenta, rilasciando un’intervista ad Avvenire nella quale parla del destino del governo e anticipa alcune misure.

Di sicuro l’entità delle risorse impiegate è “importante” e le finalità cui rispondono legittime e anzi necessarie. Si parte con la Cultura che ottiene il via libera allo stanziamento di 740 milioni per il piano nazionale da 59 nuovi interventi sul patrimonio di tutto il Paese e interventi specifici per 360 milioni in 4 centri storici di città del Sud (Taranto, Palermo, Napoli e Cosenza), 10 milioni per la zona cuscinetto (buffer zone) a protezione di Pompei, 32 per Ostia antica, 20 milioni per il litorale domizio, 135 per audiovisivo e imprese creative, 55 mln per il turismo sostenibile. Soddisfatto il responsabile dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini: “E’ un altro grande investimento – rimarca – che porta, per dimensione, le risorse destinate ai beni culturali dai 37 milioni che ho trovato in un piccolo capitolo di bilancio quattro anni fa a oltre 4 miliardi e 200 milioni di interventi già finanziati”. Con 1.500 cantieri aperti.

Ci sono poi fondi anche per le infrastrutture, come la statale 106 Ionica, che riceve un miliardo, per il porto di Ravenna e progetti di accessibilità stradale a Malpensa per 220 milioni. In più si affiancano altre risorse Fsc per quasi un miliardo, distribuite in tutte le regioni, per sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali reti”. Ad affermarlo in una nota è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, al termine della riunione.

Infine i fondi per le imprese. Il ministro del Mise Calenda all’uscita annuncia: “Oggi il Cipe ha deliberato 200 milioni per il fondo per il contrasto alle delocalizzazioni e 850 milioni per i contratti di sviluppo: 1 miliardo e 50 milioni per gestire i processi di reindustrializzazione, transizioni e crisi industriali. La politica industriale di sviluppo rappresentata da Impresa 4.0, dal piano straordinario Made in Italy e dalla Sen, viene ora affiancata da una politica industriale di protezione per i lavoratori e le aziende spiazzate da innovazione tecnologica e globalizzazione”.

Il concetto è che senza un governo “effettivo” interventi come questi non saranno possibili. L’intervista tocca il tema del post-voto, con Calenda (non candidato ma impegnato a sostenere il Pd e Bonino) che spiega così cosa serve all’Italia: “Dobbiamo continuare in un’azione, seria per una crescita basata su più investimenti, più lavoro, più reddito. Non si fa crescita in altri modi non ci sono scorciatoie”. E aggiunge: “Il fondo anti-delocalizzazioni, che sarà gestito da Invitalia, consentirà di prendere un’azienda in crisi, ristrutturarla e rivenderla sul mercato. È un’azione a cui dobbiamo dare priorità, perché globalizzazione e innovazione divideranno sempre più aziende e lavoratori fra vincenti e perdenti”.

Dopo che molti dei “buoi” (multinazionali) sono scappati, si tenta di chiudere la stalla. Se non sono promesse elettorali, meglio comunque ora che mai!

L’allarme arriva della relazione annuale dell’Antimafia. E Cosa Nostra sopravvive alla cattura dei boss

L’allarme arriva della relazione annuale dell’Antimafia. E Cosa Nostra sopravvive alla cattura dei boss

 

ROMA – Mafie anche a Roma dove le organizzazioni ”sono presenti, con investimenti nel settore commerciale immobiliare e finanziario”. L’allarme arriva dalla relazione annuale della Dna (direzione nazionale antimafia), sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo che va dal 1 luglio 2009 al 30 giugno 2010. Nella Capitale – si legge nella relazione – si trovano ”gli esponenti di tutte le mafie, in una sorta di ‘convivenza’ sia tra loro che con la tradizionale criminalità laziale, principalmente interessata alle rapine, al traffico di stupefacenti e all’usura”. Alla provincia di Roma ”le organizzazioni di stampo mafioso sono sempre state interessate per le opportunità economiche e commerciali che la capitale offre.

A Roma in particolare, snodo essenziale per tutti gli affari leciti ed illeciti, le organizzazioni criminali acquisiscono, anche a prezzi fuori mercato, immobili, società e attività commerciali nelle quali impiegano i capitali illecitamente acquisiti”. In tal modo, si legge ancora, ”esse acquisiscono il controllo di rilevanti attività commerciali e imprenditoriali e nello stesso tempo si dotano di fonti di reddito importanti e lecite.

La scelta di effettuare investimenti a Roma viene privilegiata in quanto si tratta di un territorio che non è caratterizzato da quelle forme di allarme sociale tipiche di altre realtà territoriali, e in cui non vi è necessità di contendersi i comparti economico-imprenditoriali, per il semplice motivo che ”c’è posto per tutti”. In questo modo le organizzazioni mafiose riescono ad infiltrarsi silenziosamente e a consolidarsi senza generare particolare tensione”. A riprova di tale tesi ”basta considerare i numerosi sequestri di immobili, di esercizi commerciali di rilievo, di attività che hanno interessato – anche quest’anno – il territorio del Lazio e quello di Roma in particolare”. Non solo: ”La presenza sul territorio laziale delle rappresentanze di tutte le mafie è anche attestata dal livello dei personaggi arrestati sul territorio”.

Assunzioni illegittime, “Parentopoli” sbarca a Fosinone

Presunti favoritismi nelle nuove entrate all’Acea Ato 5 del capoluogo ciociaro, 30 gli indagati

 

FROSINONE – La guardia di finanza di Frosinone ha iscritto nel registro degli indagati una trentina di persone nell’ambito di una nuova “Parentopoli”. L’inchiesta che la procura del capoluogo ciociaro ha aperto riguarda presunti favoritismi nelle procedure di assunzione che si sarebbero verificati all’Acea Ato 5. All’interno dell’azienda che gestisce il servizio idrico integrato nella provincia laziale, infatti, secondo quanto documenta un’informativa delle fiamme gialle, parenti di politici locali di maggioranza e di opposizione avrebbero ottenuto privilegi e posti di lavoro “facili”.

Le assunzioni sospette risalgono al periodo 2003-2008; sono al vaglio degli inquirenti gli elenchi dei nuovi assunti nei cinque anni in questione per verificare gli eventuali rapporti di parentela. Secondo quanto si è appreso, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Tonino Di Bona, avrebbe già sentito tutti gli indagati. I finanzieri avrebbero ascoltato anche alcuni funzionari e i responsabili della selezione del personale in servizio in quel periodo.

“Da due anni a questa parte, durante la nostra gestione, non ci sono state assunzioni in Acea Ato 5 – ha detto il presidente di Acea, Giancarlo Cremonesi – anzi, si è provveduto a non rinnovare i contratti a tempo determinato in scadenza”. “Su cosa è successo prima – ha aggiunto Cremonesi, avvicinato dai cronisti a un convegno a Roma – non ho sentore di eventuali assunzioni anomale, non mi risulta”. Il presidente di Acea si dice comunque “molto contento che ci siano delle indagini al di sopra di ogni sospetto, condotte dalla magistratura”, perché attraverso il loro intervento “ci togliamo ogni dubbio”.

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