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Fca-Psa: ecco l’accordo per il quarto gruppo al mondo di auto. Elkann alla presidenza, Tavares ceo

Operazione chiusa in 12-15 mesi, la sede sarà in Olanda e la quotazione tripla. Risparmi annui per 3,7 miliardi condividendo le tecnologie “senza chiusure di stabilimenti”. Prima delle nozze, Fca distribuirà un dividendo speciale da 5,5 miliardi ai suoi soci, più altri 1,1 miliardi di cedola ordinaria. Entrano i lavoratori in cda

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MILANO – Fca-Psa: ecco l’annuncio ufficiale della fusione. Le nozze tra i due gruppi dell’auto, per creare un campione europeo secondo solo alla tedesca Volkswagen e quarto nella classifica mondiale dei produttori (ma terzo se si guarda al fatturato, come rimarcano le società), sarà chiuso nel giro di dodici quindici-mesi.

La nuova sede del gruppo che terrà insieme Fiat e Chrysler, Peugeot e Citroën – solo per citare alcuni dei marchi in portafoglio – sarà in Olanda. Confermata la tripla quotazione: le azioni scambieranno sul circuito Euronext di Parigi, sulla Borsa Italiana di Milano e al New York Stock Exchange, ovvero Wall Street. Così come messo nero su bianco l’impegno a non chiudere stabilimenti, pur ricercando risparmi e sinergie importanti. Positiva (i titoli in diretta: Fca e Psa) la reazione del mercato all’ufficializzazione.

Il nuovo gruppo da 170 miliardi

I dettagli sono arrivati con una comunicazione prima dell’apertura dei mercati, nella giornata di mercoledì, confermando quel che era via via emerso in queste settimane di trattative. Per Fiat Chrysler si tratta del coronamento di un percorso avviato da Sergio Marchionne, che giudicava ineluttabili le fusioni nel mondo automobilistico (sognava la General Motors) per affrontare le sfide della concorrenza e delle nuove tecnologie.

Fin dall’incipit della nota congiunta si fa riferimento alla sfida della “mobilità sostenibile” come primo obiettivo del nuovo gruppo. Sarà una realtà da quasi 9 milioni di veicoli, con ricavi di quasi 170 miliardi di euro, un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi e un margine operativo del 6,6%. “Il nuovo gruppo avrà una presenza geografica molto più bilanciata”, spiegano le società, “con il 46% dei ricavi generati in Europa e il 43% in Nord America”.

Risparmi per 3,7 miliardi “senza chiudere stabilimenti”

Unire le forze significa condividere le piattaforme dei veicoli, generare “sinergie” – come si suol dire nel mondo aziendale – e in sintesi risparmiare. Le società quantificano questi risparmi. Quelli “associati alle tecnologie, ai prodotti e alle piattaforme” rappresenteranno “il 40% circa dei 3,7 miliardi di euro di sinergie annuali a regime, mentre i risparmi relativi agli acquisti – che beneficeranno principalmente delle economie di scala e degli allineamenti al miglior prezzo – rappresenteranno un ulteriore 40% di tali sinergie”, spiegano le società. La parte restante di tagli alle spese verrà da marketing, amministrazione, spese generali.

Generarle comporterà un costo, ma solo per una volta, di 2,8 miliardi. Chiaro il disegno di impiego delle risorse recuperate grazie all’unione delle forze: “Tali sinergie consentiranno al nuovo gruppo di investire fortemente nelle tecnologie e nei servizi che definiranno la mobilità in futuro, contribuendo al raggiungimento degli stringenti requisiti normativi globali sulle emissioni di CO2”.

“Queste stime di sinergie non prevedono alcuna chiusura di stabilimenti in conseguenza dell’operazione”, mette nero su bianco il comunicato rispondendo alle preoccupazioni di molti, dai sindacati alla politica. Concetto ribadito da Mike Minley e Carlos Tavares, guide dei due gruppi: l’ad di Fca ha insistito sul fatto che la grande maggioranza delle sinergie realizzate con le nozze tra i due gruppi “non riguarda il personale”. Da parte sua, Tavares ha insistito su un punto “molto importante”: questa operazione “viene realizzata da due gruppi che sono in ottima forma. Non facciamo una fusione in un contesto di crisi o in una situazione difficile per le due compagnie”, ma perché “sappiamo” che servirà ad essere più forti rispetto alle sfide del futuro.

Nuovo cda a 11 membri, entrano i lavoratori

Al governo del nuovo gruppo ci sarà un consiglio di amministrazione da undici membri, “la maggioranza dei quali indipendenti”. Cinque saranno in quota Fca-Exor (con il presidente John Elkann che prenderà la carica di presidente anche del nuovo gruppo) e cinque in quota francese (con il vice presidente e il “senior non-executive director”). Spiega la nota: “Al perfezionamento dell’operazione il Consiglio includerà due membri in rappresentanza dei lavoratori di Fca e di Groupe Psa”, con una mossa alla tedesca ufficializzata a pochi giorni dal raggiungimento dell’accordo negli Usa con il sindacato Uaw. “Carlos Tavares sarà Chief Executive Officer, oltre che membro del Consiglio di Amministrazione, per un mandato iniziale di cinque anni”, aggiunge la nota blindando di fatto la guida dell’azienda per il prossimo futuro. Lo stesso Tavares, nella conferenza telefonica del pomeriggio, assicura che Manley “resterà nel gruppo con un ruolo esecutivo” e che “l’elettrificazione sarà la vera sfida da affrontare nel mercato europeo”.

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La nuova struttura azionaria, scendono i cinesi

Come da attese, nella sistemazione finale del nuovo gruppo si prevede che il gruppo cinese Dongfeng scenda nel capitale: dal 12,2% attuale, a fine operazione sarà al 4,5% del nuovo gruppo con l’autorizzazione per la famiglia Peugeot di rilevarne una parte. Psa acquisterà poi 30,7 milioni delle azioni in mano a Dongfeng, prima della chiusura dell’operazione, per cancellarle. In questo modo, la quota della famiglia francese e dello Stato sarebbero in linea (sommate attorno al 14%) con quella di Exor nel nuovo gruppo. Un equilibrio che si crea laddove era fallito nel disegno naufragato di matrimonio tra Fca e Renault, risalente soltanto a pochi mesi or sono.

Nella nota si spiega poi che lo statuto non permetterà a nessun azionista di avere “diritto di voto in misura eccedente il 30% dei voti espressi in assemblea. Si prevede inoltre che non ci sarà alcun trasferimento dei diritti di doppio voto esistenti, ma che i nuovi diritti di doppio voto speciale matureranno dopo un periodo di detenzione delle azioni di tre anni dal perfezionamento della fusione”.

Prima del closing, Fca distribuirà ai propri azionisti un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro mentre Psa retrocederà ai soci la quota del 46% detenuta nella società di componentistica Faurecia. Ma non è la sola remunerazione dei soci prevista: Fca e Psa distribuiranno ciascuna un dividendo ordinario di 1,1 miliardi di euro nel 2020, relativo all’esercizio 2019. Al closing, gli azionisti di Psa riceveranno 1,742 azioni della società risultante dalla fusione per ogni azione Psa detenuta, mentre gli azionisti di Fca avranno una azione della società risultante dalla fusione per ogni azione detenuta in Fca.

Nessuna menzione, nella nota ufficiale, a quelle che per Les Echoes sono delle “spade di Damocle” sul futuro del gruppo, ovvero la causa intentata da Gm a Fca (con l’accusa di aver ‘oliato’ i rapporti coi sindacati, rispedita al mittente come “sconcertante”) e la richiesta del Fisco italiano da 1,4 miliardi.

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Nome ancora da studiare, le parole dei manager

Ancora velo calato sul nome del nuovo gruppo. “E’ un processo che comincia ora e che speriamo di concludere nei prossimi mesi”, ha detto l’ad di Fca, Mike Manley, aggiungendo che non si tratta in alcun caso di una questione “delicata”, ma “soltanto interessante”. Parole a cui ha fatto eco Carlos Tavares. Il nome? “Abbiamo tempo per lavorarci sopra, valutare le opzioni, non c’è fretta. Sarà un lavoro stimolante”.

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Nella nota ufficiale, Tavares ha sottolineato che l’operazione “rappresenta una grande opportunità per raggiungere una posizione ancora più forte nel settore attraverso il nostro impegno a guidare la trasformazione verso un mondo con una mobilità ecologica, sicura e sostenibile e a offrire ai nostri clienti prodotti, tecnologie e servizi d’eccellenza”. Manley ha parlato dell’unione di “marchi incredibili e persone appassionate e competenti”. Ricordando che “entrambe hanno affrontato momenti di estrema difficoltà”, il manager ha rimarcato che “ne sono uscite ancora più agili, intelligenti e formidabili. Le nostre persone hanno un tratto in comune, quello di guardare alle sfide come opportunità da cogliere perché rappresentano la strada per renderci ancora migliori nel fare quello che facciamo”.

“Alcuni eventi sono pietre miliari destinati a entrare nella storia” di Fca, il commento che John Elkann affida invece a una lettera ai dipendenti. “Mi fa molto piacere che Carlos Tavares, che ha fatto un lavoro straordinario in Psa, sia il primo a ricoprire il ruolo di ceo del gruppo risultante dalla fusione. E Manley, che nell’ultimo anno ha guidato Fca con grande energia, impegno e successo, sarà al fianco di Tavares”, aggiunge ribadendo che l’obiettivo è “di essere pionieri nello sviluppo di tecnologie rivoluzionarie, con prodotti innovativi e soluzioni all’avanguardia”.

Gualtieri: “Bene accordo, ricadute positive per la filiera”

Anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri benedice l’accordo, definendolo un “passaggio fondamentale nel consolidamento del mercato dell’auto”. “Questa operazione – sottolinea Gualtieri – pone le basi per accelerare lo sviluppo e il passaggio verso modelli a basse emissioni e minor impatto ambientale, con importanti ricadute positive anche sul nostro Paese. La filiera italiana dell’auto occupa un numero significativo di lavoratori qualificati, rappresenta un’importante leva di integrazione nei mercati internazionali e costituisce un volano di investimenti, di ricerca e di innovazione. Il Governo – prosegue il ministro –  accoglie con favore questa alleanza e continuerà a monitorarne con attenzione l’impatto in termini di sviluppo, investimenti e occupazione. Esprimiamo apprezzamento anche per l’innovazione di governance che riguarda la rappresentanza dei lavoratori nel Consiglio di amministrazione”.

Libia: Di Maio a Bengasi, vede Haftar

Giro di colloqui anche con Sarraj, al centro del confronto il conflitto in corso, la conferenza di Berlino, il memorandum e altri temi centrali

Il ministro degli Esteri Luigi di Maio è in Libia. Di Maio, è a Bengasi dove sta incontrano il generale Khalifa Haftar. Previsto un incontro anche con Sarraj.

La soluzione della crisi in Libia “non può essere militare“, ha detto Di Maio incontrando a Tripoli il vicepresidente del consiglio presidenziale libico, Ahmed Maitig, dopo un colloquio bilaterale con il ministro degli Esteri libico Mohammed Siala.

Al centro dei colloqui il conflitto in corso, la conferenza di Berlino, il memorandum e altri temi centrali. La visita del ministro Di Maio si inserisce in una cornice di massima attenzione che il governo italiano attribuisce al dossier libico.

uterres: sul clima guardiamo a Cop 26

Segretario Onu ‘scioccato’ dalla situazione a Venezia

“A Madrid è stata persa un’ opportunità” ma “se falliamo ora la storia ci ricorderà come quelli che non hanno agito e ne avevano gli strumenti e i nostri nipoti non ci perdoneranno”. Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres al Senato. Guterres si è detto “scioccato” dalla situazione a Venezia e “per l’impatto del cambiamento climatico su questa perla”. La prossima Cop 26, organizzata da Regno Unito e Italia, “sarà un momento decisivo, abbiamo piena fiducia nella leadership dell’Italia”.

Trump: non ho fatto niente di male

‘Messo sotto accusa da dei fannulloni, dite una preghiera’

“Riuscite a credere che oggi sarò messo sotto accusa dalla sinistra radicale, e dai fannulloni democratici, e non ho fatto niente! (quest’ultima frase scritta in maiuscolo, ndr). Una cosa terribile. Leggete le trascrizioni.
Questo non dovrebbe mai più succedere ad un altro presidente.
Dite una preghiera!”. Lo scrive Donald Trump su Twitter nel giorno in cui la Camera americana vota l’impeachment.

Fca-Psa, via libera alla fusione: la sede in Olanda | Nasce il quarto gruppo al mondo d’auto

Elkann sarà presidente mentre Tavares ceo. Manley, amministratore delegato di Fca: “Per noi sfide sono opportunità da cogliere”. Il nuovo nome nei prossimi mesi

I gruppi Fca e Psa hanno raggiunto l’accordo per la fusione. La nuova società sarà il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di volumi e il terzo in base al fatturato. La nuova capogruppo della società che nascerà avrà sede in Olanda e sarà quotata a Parigi, Milano e New York. La quota della cinese Dongfeng nel nuovo gruppo scenderà al 4,5%.

La nuova società sarà il quarto costruttore automobilistico al mondo in termini di volumi e il terzo in base al fatturato, con vendite annuali di 8,7 milioni di veicoli e ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro. Il gruppo genererà sinergie annuali che a regime sono stimate in circa 3,7 miliardi di euro, senza chiusure di stabilimenti in conseguenza dell’operazione e con un flusso di cassa netto positivo già nel primo anno.

 

Il nuovo gruppo avrà “una solida struttura di governance”, con John Elkann alla presidenza e Carlos Tavares ceo. Avrà forte supporto da parte degli azionisti di lunga data (Exor, famiglia Peugeot, Stato francese) che avranno una rappresentanza nel consiglio. Il cda sarà composto da 11 membri, con una maggioranza di consiglieri indipendenti. Sarà consigliere anche Tavares che avrà un mandato iniziale di cinque anni.

 

 

“Questa è l’unione di due società con marchi incredibili e persone appassionate e competenti. Entrambe hanno affrontato momenti di estrema difficoltà e ne sono uscite ancora piu’ agili, intelligenti e formidabili. Le nostre persone hanno un tratto in comune, quello di guardare alle sfide come opportunità da cogliere perché rappresentano la strada per renderci ancora migliori nel fare quello che facciamo”, ha commentato Mike Manley, amministratore delegato di Fca.

 

Nuovo nome nei prossimi mesiIl nome della futura entità nata dalla fusione tra Fca e Psa? “E’ un processo che comincia ora e che speriamo di concludere nei prossimi mesi”, ha speigato Manley, aggiungendo che tra i due gruppi non si tratta in alcun caso di una questione “delicata”, ma “soltanto interessante”. Parole a cui ha fatto eco Carlos Tavares. Il nome? “Abbiamo tempo per lavorarci sopra, valutare le opzioni, non c’è fretta. Sara’ un lavoro stimolante”.
Perfezionamento aggregazione in 12-15 mesiIl perfezionamento dell’aggregazione tra i gruppi Fca e Psa è previsto in 12-15 mesi, “soggetto alle consuete condizioni di closing, tra cui le approvazioni degli azionisti delle due società nelle rispettive assemblee straordinarie e il soddisfacimento dei requisiti antitrust e altri requisiti normativi”.

 

Il nuovo gruppo, si legge in una nota, avrà una “presenza bilanciata e attività redditizie a livello globale, con un portafoglio di brand iconici e altamente complementari a copertura di tutti i principali segmenti dal luxury al premium, dai veicoli passeggeri mainstream fino ai suv, ai truck e ai veicoli commerciali leggeri”. Questo grazie alla forza di Fca in Nord America e in America Latina e alla solidità di Psa in Europa. Il nuovo gruppo avrà una presenza geografica molto più bilanciata, con il 46% dei ricavi generati in Europa e il 43% in Nord America, sulla base dell’aggregazione dei dati 2018 delle due società.

 

Elkann: “Saremo pionieri della mobilità sostenibile”“Il nostro obiettivo comune, nella nuova era della mobilità sostenibile, è quello di essere pionieri nello sviluppo di tecnologie rivoluzionarie, con prodotti innovativi e soluzioni all’avanguardia. Insieme, potremo raggiungere i nostri obiettivi in modo più rapido ed efficace, creando valore e opportunità significative”, ha sottolineato John Elkann, presidente di Fca-Psa, in un lettera ai dipendenti. “Abbiamo fatto grandi cose, ognuna in modo indipendente, ma insieme faremo qualcosa di straordinario”.

Impeachment Trump: sei ore di dibattito prima del voto | Il presidente: messo sotto accusa ma non ho fatto niente

Eʼ arrivato il giorno del giudizio per il presidente americano. Intanto migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo la messa in stato di accusa

I democratici hanno stabilito la tabella di marcia per il voto sulla messa in stato di accusa di Donald Trump. Prima del voto sull’impeachment del presidente alla Camera ci saranno sei ore di dibattito e ognuno dei due articoli sarà votato separatamente. Una volta che i deputati si saranno espressi sulla messa in stato di accusa di Trump, la Camera procederà al voto sui manager del processo di impeachment al Senato.

Intanto migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città, da Boston a New York passando per Charlotte e Philadelphia, per protestare contro il presidente. “Il regime Trump/Pence deve essere smantellato”. E ancora: “Mettere in stato di accusa Trump e rimuoverlo”. Sono alcuni dei cartelloni agitati dai centinaia di manifestanti che chiedono l’impeachment e sostengono i democratici.

 

Usa, impeachment Trump: migliaia di persone in piazza contro il presidente

 

La camera si riunirà intorno alle 9 del mattino locali, ore 15 italiane. Ci sarà un dibattito di circa un’ora sulle regole delineate per la votazione, e i deputati saranno chiamati a esprimersi al riguardo: la loro approvazione è data per scontata. Intorno alle 10 del mattino, ore 16 italiane, dovrebbero iniziare le sei ore di dibattito per l’impeachment al termine delle quali saranno votati i due articoli. Una volta che i deputati si saranno espressi, la Camera procederà al voto sui manager del processo di impeachment al Senato.

 

In attesa del voto il presidente americano ha mandato una durissima lettera alla speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi. “Nessuna persona intelligente crede a ciò che state dicendo – ha scritto Trump -. Se andate avanti con questa sciarada dell’impeachment la storia vi giudicherà senza pietà”.

 

Trump: “Messo sotto accusa ma non ho fatto niente”“Riuscite a credere che oggi sarò messo sotto accusa dalla sinistra radicale, e dai fannulloni democratici, e non ho fatto niente! Una cosa terribile. Leggete le trascrizioni. Questo non dovrebbe mai più succedere ad un altro presidente. Dite una preghiera!”, ha poi scritto Trump su Twitter.

Taglio dei parlamentari, raggiunto il quorum per il referendum | D’Incà: “Nessun rischio per il governo”

La norma era stata voluta dal M5s. Salvini: “Quando i cittadini confermano o smentiscono una riforma approvata dal Parlamento è sempre la scelta migliore”. Meloni: “FdI chiederemo di votare sì”

senato generica palazzo madama

L’iter per l’entrata in vigore della legge per il taglio sui parlamentari potrebbe bloccarsi. Con la firma di 64 senatori sulla proposta presentata da Tommaso Nannicini del Pd e dai senatori di Forza Italia Andrea Cangini e Nazario Pagano, è stato infatti raggiunto il quorum necessario per avviare un referendum contro la riduzione di deputati e senatori, fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle.

Nannicini ha quindi affermato che “anche grazie alla mobilitazione dei radicali nelle ultime settimane, abbiamo superato il numero previsto di 64 senatori per indire il referendum. È una buona notizia, perché l’ultima parola spetterà ai cittadini e potremo finalmente aprire una discussione pubblica sul tema”.

 

“Sul piano politico – aggiunge Nannicini – i mesi in più che abbiamo davanti saranno utili per capire se arriveranno una buona legge elettorale e quei correttivi costituzionali che la maggioranza si è impegnata a introdurre. Dobbiamo semplicemente dare un senso a un taglio lineare della rappresentanza politica che al momento un senso non ce l’ha. E sarà anche uno stimolo positivo perché la maggioranza possa rafforzare la propria coesione nel 2020 rilanciando un programma di legislatura”.

 

D’Incà: “Nessun rischio per il governo”Il raggiungimento delle firme per il referendum sul taglio dei parlamentari “non è assolutamente” un rischio per il governo. Lo ha detto il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà (M5s). “Continueremo a lavorare come governo e maggioranza per raggiungere risultati come l’approvazione del decreto scuola al Senato e la chiusura della Manovra alla Camera. Non vedo alcun problema all’orizzonte”, ha precisato.

 

Salvini: “Il referendum è la scelta migliore” “Sono d’accordo sui referendum in generale, ho votato quella riforma, ho letto poco fa che sono state raggiunte le firme sufficienti di parlamentari per indire quel referendum. Quando i cittadini confermano o smentiscono una riforma approvata dal Parlamento secondo me è sempre la scelta migliore”. Lo ha detto a Radio Radicale il segretario della Lega, Matteo Salvini, a proposito dell’iniziativa volta a promuovere la convocazione del referendum costituzionale confermativo sulla riforma che riduce il numero dei parlamentari, secondo quanto previsto dall’articolo 138 della Costituzione.

 

Meloni: “In caso di referendum Fratelli d’Italia dirà di votare sì” “Fratelli d’Italia ha votato a favore del taglio del numero dei parlamentari, sia alla Camera che al
Senato”. Lo ha detto Giorgia Meloni, precisando che “il nostro contributo è stato decisivo per approvare questa riforma attesa da anni dai cittadini. Manterremo la nostra coerenza anche in caso di referendum confermativo e annunciamo, sin da ora, che chiederemo agli italiani di andare alle urne e votare sì”.

 

“Grande amicizia tra Italia e Cina, ma Roma non si faccia sorpassare dalla Germania”

 

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Da Pechino l’intervista di Luca Rigoni al viceministro della Comunicazione e presidente di China Media Group Shen Haixiong

Fed: tassi fermi fra l’1,5% e l’1,75%

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Ultima riunione dell’anno 3 tagli in 2019

(ANSA) – NEW YORK, 11 DIC – La Fed lascia invariati i tassi di interesse nella sua ultima riunione dell’anno e l’ultima del decennio. Il costo del denaro resta fermo in una forchetta fra l’1,5% e l’1,75%. Nel 2019 la Fed ha tagliato i tassi tre volte, con riduzioni ogni volta da un quarto di punto.

Cdp lancia prima scuola manager turismo

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Corsi dal 2020. Palermo, riempiamo un buco di mercato

(ANSA) – ROMA, 12 DIC – Cassa depositi e prestiti lancia la ‘Scuola italiana di ospitalità’ per la formazione del management del settore. I primi corsi, riservati al personale esperto, penderanno il via dal 2020. Dal 2021 partirà un master per poi passare a corsi di laurea. L’Istituto, che sarà istituito da Th Resort, avrà sede nel complesso immobiliare dell’ex Ospedale a mare al Lido di Venezia. “Siamo partiti con l’idea di creare da zero una realtà che era un evidente buco di mercato: l’Italia, che è famosa in tutto il mondo per il suo turismo, non aveva una struttura per la formazione di alta qualità”, dice l’ad di Cdp, Fabrizio Palermo. Fino ad oggi non esisteva una scuola in Italia di alta hotellerie, mentre ne esistono tante a livello europee. Con la ‘Scuola di Ospitalità’ vogliamo rispondere alle esigenze del mercato per rafforzare le competenze in campo tecnologico, unendole al tocco italiano per l’accoglienza”.

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